La Scuola

L’Associazione Sportiva Dilettantistica Satiro Danzante nasce nel 2010 per volontà di Francesca Pellicioli e William Verdelli con lo scopo di promuovere la danza e le arti teatrali. La scuola di danza dell’ASD Satiro Danzante si distingue per il percorso artistico-formativo proposto. La metodologia e la didattica sono accuratamente studiate e affidate ad insegnanti professionisti, formati presso le più importanti Accademie riconosciute a livello internazionale. L’elevata qualità del lavoro tecnico ed artistico è sostenuta da competenze anatomiche e pedagogiche. I corsi creativi e propedeutici, per i più piccoli, sono caratterizzati da un approccio ludico-espressivo agli elementi del ritmo, della musica e della scoperta corporea; i corsi avanzati si contraddistinguono per l’apprendimento approfondito della tecnica accademica. Ad inizio anno accademico è organizzata una visita fisiatrica in sede: il lavoro tecnico è supportato e accompagnato dalla supervisione anatomica di un medico esperto nel settore. Si preparano allievi danzatori per sostenere esami d’ammissione presso Accademie italiane o estere. Sono organizzati durante l’anno stage con Maestri ospiti, esami di tecnica, gite a teatro ed esperienze di scena in rassegne o concorsi.

La Statua

Perchè il nome Satiro Danzante

LA STATUA BRONZEA DEL SATIRO DANZANTE
Cenni storici e archeologici

Il Satiro danzante è una statua bronzea, prodotto originale dell’arte greca di epoca classica o ellenistica. La scultura rappresenta un satiro, essere mitologico facente parte del corteo di Dioniso. L’opera, di dimensioni superiori al vero, pari ad un modello in posizione stante di circa 2,5 metri di altezza, è attualmente ospitata presso l’omonimo museo di Mazara del Vallo, nella Sicilia occidentale.
Il Satiro raffigurato danza con un dinamismo – una forte flessione sul fianco destro e il capo rivolto verso l’alto in modo innaturale – che si inquadra in uno schema abituale già dal IV sec. a.C.. La superba naturalezza, ed eccezionalità ad un tempo, del movimento di questo capolavoro dell’arte antica, non possono fare dimenticare quella che è, senza ombra di dubbio, la caratteristica più pregnante della statua: la sua magnifica testa, attraversata da un ventoso turbinio impalpabile, ma non meno efficace e vigoroso, che ne modella sia le sembianze anatomiche (zigomi, occhi, naso e bocca), che, soprattutto, la sconvolgente chioma. La testa è innaturalmente inarcata dalla dinamica del movimento vorticoso del personaggio, che riesce a sconvolgere anche le più elementari regole della naturalezza e che non può non essere opera di un grande maestro.
La posizione del capo, fortemente rivolto indietro, e gli arti superiori alzati indicano il suo probabile inserimento in una gruppo vorticoso con altri compagni di rito. Ipotesi accreditata da una numerosa serie di confronti iconografici, alcuni estremamente puntuali, con rappresentazioni su ornamenti, che ritraggono simili personaggi, in analoga danza estatica.

Il Ritrovamento

Come è noto, il Satiro venne ripescato nel marzo del 1998 dal motopesca mazarese Capitan Ciccio, di proprietà degli armatori Asaro e Scilla, al comando di Francesco Adragna, che rinveniva, nel mare tra Pantelleria e l'Africa, una statua bronzea a grandezza naturale rappresentante un Satiro.
La scoperta, per l’assoluta eccezionalità del reperto, prestissimo travalica i limiti ristretti dell’ambiente scientifico e pone vita al problema del suo recupero e della sua valorizzazione.
Per il suo restauro dalle incurie del tempo e del mare, che avevano compromesso la sua natura e la sua consistenza, il Satiro approdò nella capitale e fu affidato all’Istituto Centrale del Restauro che, a sua volta, si avvalse di altri specialisti per integrare le sue conoscenze con quelle derivanti da altri tipi di indagini specialistiche. La posizione del capo, fortemente rivolto indietro, e gli arti superiori alzati indicano il suo probabile inserimento in una gruppo vorticoso con altri compagni di rito.

Perché “Satiro Danzante”

“Per questo il nostro richiamarci al Satiro Danzante che partecipando all’estasi fremente del coro dionisiaco al contempo evoca, nelle sue forme e nelle linee dei suoi movimenti, il fondamentale valore pedagogico delle arti dinamiche, e insieme allude a quel primo costituirsi della scena e del teatro nel rito dionisiaco.
Il Satiro, quindi, è simbolo di una sapienza antica, quando ancora sapere e vita, mente e corpo, facevano uno. Così, per noi, il movimento e il ritmo sono elementi fondamentali di una formazione che, partendo dalla consapevolezza sensoriale e dalla riscoperta corporea, guarda a un sapere lontano dai classici nozionismi.
Un sapere non disgiunto dalla vita, un’opera di coltura, di dissodamento dell’humus che appartiene al profondo di ognuno di noi, per risvegliare nuove potenzialità dell’umano.”
William Verdelli